• Comunità Collinare Val Rilate Caleidoscopio di storia, arte, tradizioni, ospitalità...
  • VAL RILATE TERRA DI CHARMES, è questa la miglior definizione per i luoghi che compongono questo pezzo del Monferrato: un dolce mare di colline, infiniti boschi ricchi di vegetazione e di zone fossilifere,
  • assolati paesini arroccati intorno a castelli medievali che testimoniano le rivalità fra antiche casate, gioielli architettonici del sacro (pievi romaniche, Confraternite, chiese barocche)
  • e del profano (case grotta scavate nel terreno argilloso, cantine “crotin” per conservare vini corposi, antiche botteghe artigiane).
  • Venire in Val Rilate vuol dire riassaporare soprattutto antiche tradizioni, antichi gusti e aromi della cucina monferrina/contadina, riscoprire lo scorrere del tempo delle culture contadine che misero le basi di ciò che siamo.
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Le Confraternite
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    CAMERANO CASASCO (Confraternita del nome di Gesù nell’oratorio di Sant’Antonio da Padova)

Ha perso purtroppo la più solenne facciata barocca, con annessa tribuna per i cantori e portichetto sottostante, l’oratorio di sant’Antonio da Padova fatto erigere in pieno ‘600 e officiato dalla Confraternita del Ss. Nome di Gesù. L’abbattimento, avvenuto nei primi anni ’70 del ‘900, fu motivato dall’esigenza di allargamento della curva d’ingresso nel centro del paese.

La data 1636 è riportata nella lapide accanto al presbiterio a sinistra, riferendo del primo priore della confraternita stessa, certo Antonino Compagno da Firenze, mentre sul bel campanile è incisa su pietra la data del completamento, 1759. Notevole a destra la cappella dedicata prima a sant’Antonio e poi, in pieno ‘900, alla Madonna di Lourdes. Di grande pregio gli stucchi (2) che la ornano, probabilmente coevi con quelli della vicina parrocchiale, dovuti a maestri luganesi nella prima metà del ‘600; singolare la tela (circa 1650) dedicata a sant’Antonio da Padova in adorazione del Bambino Gesù. Di particolare valore storico più che artistico il quadro della cappella opposta, dedicata a sant’Elisabetta d’Ungheria, patrona della Compagnia delle Umiliate, a cui apparteneva la cappella stessa: portata da Torino da parte di un certo Antonio Da Ros nel 1736, la tela, fortemente rimaneggiata per inserirvi a forza l’immagine della santa, riporta in basso due consorelle inginocchiate in preghiera con il tipico saio giallino della compagnia. Il riferimento a sant’Elisabetta è molto frequente e importante per le compagnie delle Umiliate, in quanto modello di vita completo per le donne adulte, avendo realizzato la santità come sposa, madre e poi religiosa a servizio dei malati. Da vedere ancora, a sinistra dell’ingresso, l’acquasantiera in marmo con il motto della famiglia Tana di Chieri: De bien en mieux (Di bene in meglio) e, dietro l’altare marmoreo (1938), la statua lignea seicentesca di sant’Antonio da Padova, santo molto invocato sia per guarigioni fisiche che morali, quale modello di povertà, preghiera e penitenza. Manca nella chiesa, ma è visibile in municipio, l’interessante tela del miracolo di sant’Antonio che guarisce Napoleone Orsini (1), nobile romano caduto da cavallo (circa1650), una rara istantanea d’epoca.

Cortazzone

 

 

 CHIUSANO D’ASTI (Confraternita dell’Annunziata nell’oratorio di San Sebastiano)

Si presenta singolarmente sviluppato in lunghezza, tanto da apparire come una doppia chiesa, l’oratorio di san Sebastiano, sede della Confraternita dell’Annunziata, risalente alla fine del ‘500. L’altare centrale (1), in mattoni e stucco, occupa in altezza tutto il vano dividendo appunto in due l’edificio anche lateralmente con divisori in legno per le tende. Ricco l’arredo confraternale per una chiesa ben viva in quanto regolarmente utilizzata, la cui storia è puntualmente raccontata da un quaderno apposito. La tela dell’icona rappresentante la Madonna con Bambino tra i santi Sebastiano e Secondo, il soldato martire patrono di Asti e della diocesi, è opera di pittore locale, datata 1634. L’altare di destra fu fatto erigere da Francesco Del Forno nel 1636: il suo nome è riportato nel dipinto che reca la Madonna del Rosario, opera locale della metà del ‘600. A questo altare era aggregata la Compagnia del Rosario. L’altare opposto è dedicato a san Teobaldo, raffigurato nella tela tardoseicentesca insieme con sant’Antonio da Padova in atto di venerazione alla Madonna. La seconda parte della chiesa fungeva da coro per i confratelli, ancora fornita di panche di pioppo e dotata, sullo sfondo, di una grande tela dedicata alla Crocifissione con angeli che recano i simboli della passione di Gesù. Come a dire che la devozione a Maria, madre e modello di santità, non è avulsa dall’attenzione orante al Cristo redentore.

 

 CINAGLIO (Confraternita del Santissimo sudario nell’oratorio di Sant’antonio Abate)

Si presenta ben imponente e ottimamente restaurata, e pure ritinteggiata, all’incrocio dell’ingresso nord del paese, l’oratorio di sant’Antonio abate, sede della Confraternita del Ss.Sudario. Realizzata già a fine ‘500, la chiesa fu rifatta a metà del ‘700 in austero barocco piemontese (il bancone centrale del coro porta la data 1738). Tre gli altari, tutti in mattoni e finto marmo, attribuibili al solito ai fratelli comaschi Solaro della Verna. Due le tele conservate, entrambe seicentesche. Quella dell’altare di destra rappresenta san Grato vescovo (con la testa in mano) e sant’Antonio da Padova (giglio in mano) a fianco della Madonna Regina col Bambino, mentre in basso si erge il titolare della cappella, un gran san Defendente, martire della Legione Tebea, in ginocchio con in mano lo stendardo e la palma del martirio; nel riquadro basso a destra è dipinto un bel paesaggio campestre sovrastato da una grossa nuvola da cui sprizzano fulmini e grandine che vanno a cadere nel pozzo, risparmiando la campagna, secondo l’episodio attribuito appunto a san Grato di Aosta, per questo molto venerato in tutto il territorio astigiano. La tela dell’altare di sinistra è dedicata alla Madonna del Rosario, raffigurata tra san Giovanni Nepomuceno, sacerdote boemo fatto gettare dal re nella Moldava per non aver voluto rivelare i peccati confessati a lui dalla regina, san Vincenzo Ferreri, predicatore spagnolo dai toni accesi che si impegnò molto nel corso del ‘400 anche nell’Italia del Nord, san Luigi Gonzaga e un santo francescano (forse san Francesco da Paola). Il pezzo più pregiato della confraternita cinagliese è però la statua lignea di sant’Antonio abate (1), recentemente restaurata e conservata altrove, opera attribuita a Michele Enatem, scultore di origine fiamminga operante ampiamente nell’astigiano intorno alla metà del ‘600. Contrassegnata dalla T egiziaca, dal libro e dal fuoco (appunto di sant’Antonio!), la pregevole statua ha perso purtroppo il bastone con campanello e il caratteristico maialino.

 

 CORSIONE (Confraternita di San Michele Arcangelo nell’oratorio di San Sebastiano)

La confraternita di san Michele Arcangelo di Corsione aveva, e ha, come sede la chiesa dedicata a san Sebastiano che sorge su un robusto contrafforte all’ingresso nord del paese, molto ben conservata e ottimamente utilizzata. Sulla tela seicentesca alla parete di fondo figurano, accanto alla Madonna su sfondo di paesaggio montano, san Sebastiano e san Defendente, due tipici santi protettori, che molto culto hanno ottenuto nelle nostre comunità di paese, contro le malattie fisiche e morali. Sulla parete sinistra una piccola tela raffigurante san Michele che calpesta e trafigge un demonio come drago dalle molte teste a simboleggiare le molteplici facce del male che l’arcangelo aiuta a vincere. Sulla parete opposta un quadro novecentesco, attribuito al Laretto, rappresenta Maria Ausiliatrice, e un altro, pure del secolo scorso, è dedicato a santa Francesca Saverio Cabrini, suora missionaria impegnata nell’assistenza religiosa degli emigranti italiani in sud America. Non si dimentichi di ammirare la tribuna della cantoria ornata di tre riquadri con cantori e musicanti dai colori molto vivaci.

 

 CORTANZE (Confraternita dell’Annunziata nell’oratorio di San Biagio)

La chiesa della Confraternita dell’Annunziata di Cortanze, dedicata a san Biagio, patrono del paese, antica parrocchiale, è forse la più bella, certamente la più curata, della ricca famiglia delle confraternite di Val Rilate. Lo stile tardogotico del secolo XV è particolarmente evidente all’interno nei costoloni delle crociere finemente realizzati in pietra arenaria scolpita e nei lacerti di pitture riscoperte al sommo dell’abside (s’intravede un santo, forse Biagio, sotto l’arco, e si ammira l’angelo annunciante sulla parete di fondo).

Vi si possono trovare tutti gli elementi utili per la devozione della confraternita con candelabri di diversi tipi, anche molto ornati, lanternoni (1), sergentine con l’Annunciazione, bastoni processionali, gli strumenti della Passione, la tabella delle presenze all’uffizio. Sulla parete sinistra una tela dell’Annunciazione datata 1796 (con ricco contorno ligneo dorato) e una di Maria con Bambino. Sulla destra una statua in gesso dell’Ausiliatrice (anche questa con ricco fregio ligneo dorato), affiancata dalle statue lignee (forse settecentesche) di sant’Antonio abate e di sant’Antonio di Padova.

Oltre la bella balaustra lignea dipinta, l’altare di scagliola o finto marmo firmato da Andrea Solaro 1741, con tabernacolo e arredo di candelabri, tutto in legno dorato. Sulla parete absidale, al centro la statua lignea di san Biagio vescovo, a sinistra santa Margherita da Cortona, fondatrice della Figlie della Carità, struttura lignea vestita con velo bianco e abito monacale marrone.

Ricca e solenne iconografia, dunque, orientata sul duplice mistero cristiano dell’Incarnazione del Figlio di Dio come accolto dalla Vergine Maria e della Crocifissione redentrice da meditare in compagnia di santi che l’hanno intensamente vissuta, san Biagio, sant’Antonio abate, sant’Antonio da Padova e santa Margherita da Cortona, tutti modelli di penitenza, preghiera e carità e, nel caso, anche protettori per questa vita.

 CORTAZZONE (Confraternita di San Rocco nell’oratorio di San Francesco d’Assisi)

E’ dedicata a san Francesco d’Assisi la chiesa della Confraternita di san Rocco a Cortazzone, edificio presumibilmente seicentesco ampio e solenne, staticamente solido ma bisognoso di restauro, del resto già in progetto. E’ da lamentare soprattutto la caduta quasi completa del grande stucco sulla parete di fondo dedicato a san Francesco: ne sopravvive soltanto la statua del santo che col vangelo nella mano sinistra indica con la destra il cammino.

Da ammirare il bell’altare in scagliola dipinta a finto marmo firmato da Domenico Trabucchi 1832. Discrete statue di san Rocco sulla destra, per la quale è stata costruita una cella apposita visibile anche dall’esterno, e di Maria Ausiliatrice sulla sinistra. Da non dimenticare di levare lo sguardo alla tribuna della cantoria ornata con il simbolo dei Minori Cappuccini, le due braccia incrociate, di cui un braccio nudo (quello di Cristo) e uno col saio. Nella chiesa parrocchiale si può ancora vedere una tela veramente notevole, proveniente da questo oratorio con la raffigurazione della Pentecoste: un quadro chiaramente cinquecentesco (si noti in basso a destra l’abbigliamento del committente) di nobile fattura, recentemente restaurato (purtroppo è quasi cancellata la parte superiore).

 

 COSSOMBRATO (Confraternita di San Rocco)

Piccolo edificio dedicato a san Rocco in posizione strategica all’ingresso del paese con bel campaniletto slanciato dotato di orologio pubblico. Il patrono è rappresentato in affresco sulla volta e sulla tela posta come ancona dell’altare, dove il santo protettore figura in atto di preghiera alla Vergine in favore delle anime del purgatorio, raffigurate in basso tra le fiamme: caso abbastanza raro per san Rocco generalmente invocato quasi soltanto contro le malattie degli animali. Altare in stucco molto colorato e una vera serie di croci, con due crocifissi di un certo pregio, cassapanche e mobile per i paramenti.

 

 FRINCO (Confraternita di San Bernardino da Siena)

La chiesa della confraternita, posta all’ingresso sud-ovest del paese, sul valico che apre alla valle del Versa, è stata negli anni intorno al 1950 trasformata in salone per cinema e teatro. Dedicata a San Bernardino da Siena (statua lignea nella parrocchiale), testimonia la venerazione molto diffusa per questo grande predicatore del XV secolo, che percorse anche le regioni dell’Italia settentrionale, puntando molto sulla conversione del cuore e dei costumi e sul culto eucaristico (suo simbolo l’IHS sull’ostia, che può essere inteso come iniziale del nome greco di Gesù oppure come acronimo di Jesus hominum salvator, cioè Gesù salvatore degli uomini). L’edificio, completato alla metà del Settecento, ora privato della facciata, si presenta all’interno molto grandioso, solenne ed equilibrato. E’ intenzione del comune di chiederlo in comodato alla parrocchia per riutilizzarlo come salone polivalente.

 

 MONTECHIARO (Confraternita di Sant’Anna)

Singolare lo sviluppo verticale dell’oratorio della Confraternita di sant’Anna di Montechiaro, sviluppo obbligato dalla ristrettezza dello spazio nel borgo fortificato. Confraternita tipicamente femminile, quella delle Umiliate di sant’Elisabetta d’Ungheria, è passata poi anche sotto l’interesse della corporazione professionale dei muratori, molto numerosi da sempre nel paese. Segnalata dal 1710, la chiesa presenta all’ingresso una robusta tribuna lignea, accompagnata da zoccolatura lignea lungo tutta la chiesa. L’altare, definito magnifico nella visita del 1742, appartiene alla lunga serie realizzata in zona dai Solaro del Lago di Como. Sei le tele che ornano l’oratorio, perlopiù di fattura seicentesca, collocate entro cornici di stucco settecentesche. Alla parete sinistra santa Maria Maddalena presso la Croce, tela forse proveniente dalla parrocchiale di Maresco che sorgeva in zona fino al 1922, subentrata a quella di san Vittore; le sante Elisabetta, madre del Battista, e Rosa da Lima (rara attestazione del culto di questa santa sudamericana appena canonizzata); sant’Aventino sacerdote, protettore contro il mal di testa. Alla parete destra: santa Barbara vergine e martire, patrona, tra gli altri, di muratori e minatori; sant’Elisabetta regina, o Elisabetta d’Ungheria, patrona della Compagnia delle Umiliate, inginocchiata presso la Vergine e recante un cartiglio con la scritta: “Facite iudicium et iustitiam. Diligite pauperes (Operate per la giustizia, amate i poveri); i santi Lorenzo martire ed Elena regina. Sant’Anna, madre della Vergine Maria e titolare della chiesa stessa, è rappresentata in due statue lignee: una ottocentesca, policroma e dorata, sulla parete sinistra; l’altra nella nicchia dell’abside ricavata dalla chiusura di una finestra. In nicchia sulla parete destra, ancora un busto di santa Rosa da Lima. Un bel repertorio dunque di santi, e soprattutto sante, da invocare e imitare, non soltanto da parte delle donne. 

 

 MONTECHIARO  (Confraternita della Santissima Annunziata)

E’ l’oratorio di confraternita più interessante della zona, a cominciare dalla suggestione del sito, collocato com’è sulle mura medioevali della “villanova” fondata nel 1200, addirittura realizzando una sporgenza sulla fortificazione, con sguardo panoramico sul Monferrato. L’oratorio della Confraternita dell’Annunziata di Montechiaro, una delle più antiche in diocesi di Asti, essendo segnalata dal 1514, conserva in spazi ridottisssimi tutti gli arredi tipici delle confraternite sia per le celebrazioni interne che per le processioni pubbliche. Alla balaustra in legno sono annessi candelabri, lanternoni e crocifisso, a fianco dell’altare bastoni e sergentine (naturalmente con la scena dell’Annunciazione). A destra del presbiterio un’enorme tabella per le presenze dice il grande numero di confratelli che ne facevano parte. Per l’uso liturgico, oltre all’altare (1), ancora uno splendido classico finto marmo settecentesco dei Solaro con tabernacolo incluso e, all’ancona, una tela del 1686-7 con l’Annunciazione che include la rappresentazione di un benedicente Dio Padre fra angeli e di un luminoso Spirito Santo in forma di colomba. Non mancano un pulpito ligneo con baldacchino né un robusto leggio né un infiorato lampadario ligneo e neppure i fiori in legno sull’altare, lì sopravvissuti alle ripetute proibizioni vescovili dell’ultimo secolo. Il coro ligneo, con singolare intarsio sul tema dell’Annunciazione, è datato e firmato, Giuseppe Rampone 1778, ma anche gli altri arredi lignei sono tutti datati e firmati: il guardaroba della sacrestia è di Bernardino Galiardino e Giacomo Antonino 1735-6, mentre il portone d’ingresso è di Giuseppe Rezzo 1715-6. Ma le sorprese non sono finite, perché in sacrestia sono conservati, oltre a ricchi paramenti liturgici, i simboli della Passione in legno, uno stendardo dipinto con il Sacro Volto, un paliotto dipinto su tela con l’Annunciazione (fine ‘600), un tronetto in legno dorato e argentato (inizio 1800), un’altra tabella dei confratelli, una croce processionale in legno argentato, lavoro finissimo di fine ‘600, ornata con angioletti recanti i simboli della passione del Signore. Per completare il tutto due statue lignee: un san Camillo de’ Lellis, fondatore dei Camilliani per l’assistenza ai malati, che tiene in mano un grande crocifisso, e soprattutto il gruppo statuario della Pietà o dell’Addolorata, attribuito a Stefano Maria Clemente 1791-2. Il tutto come ampia e insistita meditazione su due grandi misteri della fede cristiana, fonte della salvezza universale, cioè l’incarnazione del Figlio di Dio e la passione del Signore, visti o vissuti con gli occhi e con il cuore di Maria, Vergine accogliente e Madre sofferente. 

 

 PIEA  (Confraternita di San Rocco nell’oratorio di San Sebastiano)

Edificio sei-settecentesco in buone condizioni statiche, dedicato a san Sebastiano per la Confraternita di san Rocco. L’interno, ben restaurato dal comune intorno al 2000, si presenta completamente spoglio, con altare (a cui è stata tagliata la mensa) e tabernacolo di marmo bianco (di stile fine ottocento) e con alta tribuna lignea sopra il portale. Tipicamente costruita sull’incrocio

della strada che sale dal centro paese per condurre al cimitero da una parte e dall’altra verso San Martino di Ponengo, rappresentava così una tappa obbligata per le grandi processioni, come quella del Corpus Domini e per le sepolture dei confratelli e non solo. 

 

 SETTIME  (Confraternita di Sant’Evasio nell’oratorio di Sant’Antonio Abate)

Dedicata a sant’Antonio abate, la chiesa apparteneva alla Confraternita di sant’Evasio, titolo tipicamente locale, cioè astigiano-casalese, visto che Evasio fu vescovo astigiano del III secolo, diventato patrono di Casale di sant’Evasio, in quanto martirizzato in quella zona. L’edificio, in forme ora settecentesche, ma di fondazione certamente molto più antica, come fanno fede gli affreschi recentemente ritrovati, costituisce un vero complesso residenziale oltreché religioso, comprendendo sacrestia, due stanzette di servizio, una camera accanto al campanile, il fienile e la cantina. Molto ampia la tribuna per i confratelli cantori che conserva un crocefisso e due sergentine (altri bastoni e lanternoni della confraternita nel ripostiglio a destra). Due cappelle prima del presbiterio: quella di destra è dedicata a sant’Anna, molto venerata in paese, con tela seicentesca di buona fattura che presenta Anna e Gioachno in adorazione di Gesù bambino presentato da sua madre Maria e assistito da Giuseppe; quella di sinistra è dedicata a sant’Evasio vescovo e martire, rappresentato in una dignitosa tela seicentesca con san Girolamo in preghiera davanti alla Madonna. Altri quadri provenienti da sant’Antonio sono esposti nella parrocchiale (un san Michele Arcangelo di fine ‘600, una bella Madonna con bambino che tiene in mano un uccellino, un sant’Antonio da Padova). L’altare è un classico manufatto in finto marmo dei Solaro della Verna di metà Settecento con ricco arredo ligneo indorato. Notevole il complesso di affreschi scoperto nel 1995 e restaurato nel 2001 (ma un lacerto è apparso in seguito sulla sinistra dell’ingresso, mentre dall’altro lato si scopriva una sepoltura forse settecentesca), di fattura molto elegante, che si può far risalire alla fine del sec.XV. A sinistra un lacerto di cavallo scalpitante (forse di san Secondo) e una parte di un sant’Antonio abate; al centro un elegante san Sebastiano che tiene delicatamente in mano una freccia, simbolo del suo martirio, e un solenne sant’Antonio abate (purtroppo privo di testa) con la T egiziaca, bastone con campanello, fuoco di sant’Antonio e maialino nero; a destra una maestosa Madonna del latte, un ieratico san Silvestro papa e un Cristo di pietà che emerge dalla tomba. Un insieme di rappresentazioni devozionali a cui manca un Cristo Pantocratore o Crocifisso che quasi certamente dominava al centro: Sebastiano protettore dalle malattie degli umani, Antonio abate dalle malattie di uomini e animali, la Madonna del latte per invocare la maternità e la sopravvivenza dei neonati, Silvestro legato al culto astigiano per un papa che accolse dall’imperatore Costantino la libertà per la Chiesa e anche il primo patrimonio di san Pietro. 

 

 VILLA SAN SECONDO  (confraternita DELLA SANTISSIMA TRINITA’)

La chiesa della Confraternita della Trinità (l’aggregazione all’omonima Arciconfraternita romana data 1695) è detta popolarmente dei Battuti Rossi dal colore delle cappe dei confratelli. Questo colore è ancora dominante in questa bella chiesa settecentesca, negli arredi di sacrestia, nei grandi lanternoni processionali molto ornati e nelle sergentine con rappresentazione della Trinità. Da guardare con attenzione la pala d’altare, una tela databile al 1660-70, che raffigura la Trinità in atto di incoronare Maria regina: il Cristo risorto con la croce nella destra regge la corona insieme con il Padre che tiene in mano il mondo, mentre lo Spirito Santo aleggia sul capo della Vergine in forma di colomba; la Trinità e la Madonna sono venerate da sant’Antonio abate (rappresentato, singolarmente, con il pastorale) e da san Sebastiano martire. Sulla porta d’ingresso l’ampia tribuna per i cantori con parapetto elegantemente dipinto di strumenti musicali.