• Comunità Collinare Val Rilate Caleidoscopio di storia, arte, tradizioni, ospitalità...
  • VAL RILATE TERRA DI CHARMES, è questa la miglior definizione per i luoghi che compongono questo pezzo del Monferrato: un dolce mare di colline, infiniti boschi ricchi di vegetazione e di zone fossilifere,
  • assolati paesini arroccati intorno a castelli medievali che testimoniano le rivalità fra antiche casate, gioielli architettonici del sacro (pievi romaniche, Confraternite, chiese barocche)
  • e del profano (case grotta scavate nel terreno argilloso, cantine “crotin” per conservare vini corposi, antiche botteghe artigiane).
  • Venire in Val Rilate vuol dire riassaporare soprattutto antiche tradizioni, antichi gusti e aromi della cucina monferrina/contadina, riscoprire lo scorrere del tempo delle culture contadine che misero le basi di ciò che siamo.
  • La Presidente - Marisa Varvello Comunità Collinare Val Rilate Caleidoscopio di storia, arte, tradizioni, ospitalità...

Iscriviti alla Newsletter

Iscrivendoti alla Newsletter di Val Rilate potrai ricevere tutte le novità riguardanti tutti i Comuni, e tutti i nuovi eventi in programma.Iscriviti

  Cercaci su Facebook

Case grotta di Mombarone Cossombrato
PDF Stampa E-mail

alt

Le case scavate nelle terre dell’astigiano

Nell’astigiano , oltre alle case costruite con mattoni crudi e “pisè”, esiste un fenomeno edilizio locale che impiega la terra con modalità più dirette, siamo infatti in presenza di insediamenti “scavati” nella terra, riconducibili a costruzioni e frequentazioni non ancora puntualmente databili, ma utilizzate fino a periodi recenti, vale a dire fino alla metà del Novecento.

 

 

Nel bacino del Mediterraneo, grazie alle particolari condizioni climatiche e geo-morfologiche, l’insediamento ipogeo è largamente diffuso e documentato fin dall’antichità. In Italia numerosi riscontri si hanno soprattutto nelle regioni centro-meridionali, basti pensare ai Sassi di Matera, a Gavina in Puglia, alle abitazioni rupestri di Melfi, alle chiese ipogee di Torre del Greco, o alla Sardegna; mentre al nord, pur trattandosi di una tipologia presente in gran parte dell’arco alpino e prealpino come nel caso degli insediamenti dei monti Berici in provincia di Vicenza, raramente si registrano veri e propri complessi realizzati completamente dall’uomo e non solo forme di utilizzo di cavità esistenti, a volte chiuse verso l’esterno da muri in pietra o , più di recente, in mattoni.

A nord ovest di Asti, in corrispondenza della dorsale collinare compresa tra la Val Rilate e la valle del Fosso della Galleria che sfocia più a sud nel Torrente Versa, si trovano alcuni gruppi di case scavate nei declivi di depositi sabbio-terrosi sedimentatisi nel Pliocene ( 5 – 2 milioni da anni addietro) a formare le colline a nord del Tanaro, geologicamente appartenenti alle sabbie d’Asti e , più di recente, al Villafranchiano.

La denominazione “casa” appare appropriata, poiché non si tratta del solito “crutin” (canti netta) di pertinenza a moltissime abitazioni piemontesi in cui l’edificio si prolungava sottoterra in piccoli ambienti, destinati perlopiù alla conservazione della parte migliore della produzione vinicola d’annata; e neppure si tratta dei vani scavati nel fianco della collina, adiacente alla cascina utilizzati per il ricovero dei carri e degli attrezzi durante la cattiva stagione.

Gli ambienti isolati, o concatenati da una serie di passaggi interni, ricavati nei sabbioni di terra gialla delle colline a nord di Mombarone e nei comuni di Cossombrato e di Castell’Alfero sono delle vere e proprie case: delle abitazioni, in cui sono riconoscibili ambienti deputati alla cottura e consumazione dei cibi: la cucina; ambienti per il riposo: la camera da letto; la sala di soggiorno, dalle caratterizzanti decorazioni parietali; i rustici con stalla, le stie per il pollame, i conigli; le cisterne per la racconta delle acque meteoriche; i focolari esterni, ecc…

A Mombarone, da anni, numerosi volontari appartenenti all’associazione “Quattro passi a nord-ovest” guidati da monsignor Vittorio Croce, da Claudio Acquilini e dai fratelli Franco stanno lavorando al recupero di tali documenti volumetrici che conservano il fascino assoluto di un’epoca di storica sopravvivenza identificabile probabilmente tra il Settecento e la metà del Novecento, periodo in cui vennero poi definitivamente abbandonate. Si tratta di un arco di tempo denso di difficoltà per le popolazioni piemontesi che culmina, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, con un accentuato aumento demografico, concomitante ad una produzione agricola insufficiente a sfamare tutta la popolazione,non ancora inurbata nelle nascenti città industriali. Tale periodo, così privo di mezzi di sussistenza, rese ambiti, come abitazioni, anche i cavi creati in origine, con molta probabilità , per altri scopi quali ricovero degli attrezzi per la lavorazione delle vigne. Nel primo gruppo di case scavate nella terra, site nel comune di Asti località Mombarone, recuperate da “Quattro passi a nord-ovest” sono oggi riconoscibili due abitazione che si affacciano, quasi alla sommità, di un erto pendio boscoso, all’inizio del secolo coltivato a vigneto. In realtà a breve distanza esistono altri ingressi e cavità, non ancora indagate, che farebbero pensare ad ulteriori presenze di nuclei abitativi: un vero e proprio villaggetto posto sul costone collinare dominante la fontana di acqua sorgiva del Boglietto. A metà del pendio una seconda sorgente garantiva l’approvvigionamento dell’acqua alle famiglie che abitavano nei cavi di terra. Salendo dalla fontana del Boglietto si incontra per prima la casa di proprietà dei fratelli Franco: su un ampio terrazzamento si aprono partendo da ovest un vano destinato a stalla scavato per circa sei metri verso la collina, procedendo verso est delimitato da una quinta in muratura è il nucleo di abitazione che si sviluppa in profondità all’interno della collina per circa 10 metri: il primo ambiente è la cucina con l’alloggiamento del tubo della stufa a legna, ricavato nella parete comunicante con l’esterno; separata da un muro di mattoni è una vasta camera, probabilmente da letto, e al termine dello scavo un piccolo ambiente con anche il muro divisorio scavato nella terra sabbiosa, è destinato forse a dispensa e cantina a giudicare dalle nicchie ricavate opportunamente lungo le pareti.

La vocazione agricola degli abitanti delle case ipogee di Mombarone è sottolineata dalla preponderanza degli ambiti destinati a ricovero di attrezzi e carri, prodotti della terra e l’allevamento, rispetto all’abitazione.