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  • assolati paesini arroccati intorno a castelli medievali che testimoniano le rivalità fra antiche casate, gioielli architettonici del sacro (pievi romaniche, Confraternite, chiese barocche)
  • e del profano (case grotta scavate nel terreno argilloso, cantine “crotin” per conservare vini corposi, antiche botteghe artigiane).
  • Venire in Val Rilate vuol dire riassaporare soprattutto antiche tradizioni, antichi gusti e aromi della cucina monferrina/contadina, riscoprire lo scorrere del tempo delle culture contadine che misero le basi di ciò che siamo.
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Chiese Romaniche
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CINAGLIO (San Felice)

Secondo l’Eydoux, si riferisce all’area di Cinaglio l’attestazionenell’897di terre e vigne dettedi S. Felice”, che farebbe pensare all’esistenza, fin dal IX secolo, di una fondazione ecclesiastica preesistente. Nel 1246 la chiesa di S. Felice appare tra le coerenze di beni appartenuti a canonici del capitolo di Asti e tenuti dagli uomini di Cinaglio.

Cortazzone

 

Nel registro diocesano del 1345 la chiesa viene indicata come dipendente dalla pieve di Montechiaro, direttamente nelle mani dei medesimi canonici. Conformemente a quanto avvenuto per analoghi antichi edifici di culto, San Felice viene nel 1585 definita cappella campestre, anche se ancora nel Settecento si era perpetuata la memoria delle antiche funzioni parrocchiali. La pianta dell’edificio, che si trova nei pressi del cimitero, si presenta oggi ad aula rettangolare, con abside semicircolare e corpo laterale aggiunto. È stato oggetto di numerosi interventi nel corso dei secoli che hanno modificato il primitivo organismo.

La facciata è barocca, l’interno – con volte a vela molto ribassate – pare di fattura ottocentesca, mentre gli stucchi che ornano l’arco trionfale appaiono cinquecenteschi. L’abside, semicircolare, che si appoggia al muro di fondo dell’aula, scandita in quattro campiture da tre lesene in mattoni, è coronata da un fregio ad archetti pensili laterizi che poggiano su dentelli sagomati.

Riportato all’originale da un recente restauro il grande affresco absidale, forse il più bello, certamente il più completo dell’astigiano, che dovrebbe risalire al XIV secolo. Campeggia al centro la classica figura del Cristo Pantocratore o Dominatore inscritto in una mandorla iridata e seduto sull’arcobaleno con la destra levata a chiedere ascolto e la sinistra a reggere il globo terrestre. Intorno al Cristo i simboli degli evangelisti: dalla sinistra in basso il leone di san Marco, l’aquila di san Giovanni, l’uomo-angelo di san Matteo e il bue di san Luca. Alla destra del Pantocratore, Maria Vergine che presenta il nobile committente, alla sinistra san Felice vescovo e martire. Nella fascia sottostante, di nuovo al centro il Cristo (questa volta imberbe) con il libro in mano; accanto a lui i dodici apostoli (san Paolo al posto di san Mattia), indicati col nome e con il simbolo proprio. 

 
 CHIUSANO D’ASTI (Santa Maria)
La chiesa di Santa Maria di Chiusano compare nel registro delle chiese astigiane del 1345. Insieme ad altre chiese della zona (Settime, Serravalle, Frinco e altre), dipendeva dalla Pieve di Cossombrato. Nel 1585 viene definitanella relazione di visita pastorale – “chiesa campestre e cimiteriale”. Conservava ancora il titolo di parrocchiale ma, essendo molto decentrata rispetto all’abitato e quindi scomoda per la popolazione, le funzioni religiose si svolgevano da molti anni nella chiesa di S. Martino, sorta al centro del paese. In seguito il degrado divenne irreversibile, nonostante i ripetuti inviti vescovili a provvedere al suo restauro onde consentire almeno una celebrazione annuale in suffragio dei defunti, che nel sito antistante – per lungo tempo – avevano trovato sepoltura
Finalmente nel 1695 la chiesa apparve al vescovo Milliavacca “restaurata et decentissime ornata”, con l’altare ben provvisto di tutto il necessario per la celebrazione delle messe: vi si celebrava sovente e il giorno della commemorazione dei defunti il clero e il popolo vi si recavano processionalmente. Nel primi decenni del XIX secolo tornarono, evidenti, i segni del degrado e la proibizione vescovile a che venisse adibita ad usi profani, fa ritenere che fosse ormai abbandonata e non più officiata.
La chiesa è ad aula rettangolare che ha internamente le dimensioni di circa 5,8 x 3,7 metri e termina in una piccola abside che conserva, nel semi-catino, un affresco raffigurante l’Annunciazione. Un’iscrizione collocata sotto l’affresco absidale indica nel 1400 la data dell’edificazione della chiesa (ma si tratta di indicazione senza riscontri). L’abside mostra, all’esterno, una cornice di archetti pensili all’altezza di 1,50 metri dal suolo. Con la muratura su cui questa cornice è innestata, costituisce probabilmente la parte superstite dell’originaria costruzione, ascrivibile a fine XIII – inizio XIV secolo. Un recentissimo restauro ha provveduto a  renderla funzionale con il rifacimento del tetto e lo sbancamento del terreno dietro l’abside peril risanamento dell’intero edificio. 
 
 CORTAZZONE  (San Secondo)
Al tempo in cui la sua esistenza e attività appaiono documentate, la chiesa di S. Secondo dipende dal vescovo di Asti. Questa dipendenza viene confermata dal fatto che nel 1300 il vicario del vescovo, su richiesta dei signori di Cortazzone che ne detenevano il patronato, conferiva l’incarico di rettore e amministratore ad un sacerdote da loro presentato. Mezzo secolo più tardi (1345), la chiesa di Cortazzone fa parte del distretto della pieve di Montechiaro, direttamente dipendente dal Capitolo della Cattedrale di Asti. La decadenza della chiesa fu probabilmente conseguenza dello sviluppo dell’insediamento intorno al castello del luogo, anche se la chiesa che qui fu costruita assunse il titolo di parrocchiale soltanto nel 1660. 
Risulta che nel 1585 vi si celebrava la messa soltanto una volta all’anno, ma le condizioni dell’edificio erano ancora abbastanza buone, così come ben conservati apparivano gli affreschi che ornano il catino absidale. Interventi di restauro furono compiuti a cura della Sovrintendenza ai Monumenti nel 1965/66 e consistettero nel rafforzamento delle fondazioni con calcestruzzo, ripassatura del tetto e abbassamento del livello del piazzale antistante la facciata, per impedire il deflusso delle acque contro di essa. 
L’edificio, situato in zona collinare, a circa un chilometro ad ovest dell’abitato di Cortazzone, è orientato ed ha una pianta basilicale a tre navate, ognuna delle quali termina con un’abside semicircolare. Nella facciata, la muratura – in gran parte in blocchi di pietra – s’innalza nella parte centrale con un ordito di mattoni, alla sommità del quale vi è un campaniletto a vela, dotato di campana, costruito nel XVII secolo. L’ingresso si presenta con doppio arco di pietra delimitato superiormente da una cornice orizzontale di conchiglie. Agili semicolonne dividono le parti laterali della facciata e si ritrovano, alternate a semipilastrini, per  tutto il perimetro dell’edificio. Sui capitelli s’impostano gli archetti che fanno da coronamento alla muratura. Sotto alcuni archetti – ai lati della cornice di conchiglie e al centro dell’arco in pietrasi ammirano  sculture zoomorfe (2) ed antropomorfe (1).
La zona absidale si presenta ricca di elementi geometrici nel coronamento, specie quello dell’abside centrale e dell’absidiola sud, con le alte fasce decorative, le sculture a foglie dei capitelli  sulle semicolonnine e sulle lesene rettangolari, la varietà delle mensoline su cui poggiano gli archetti pensili. Interessanti sculture si osservano anche negli intradossi degli archetti: tra queste un curioso acrobata e le mammelle, simbolo di fecondità.
Circa le fiancate, quella a nord si presenta – come altrove - piuttosto disadorna, se si escludono gli archetti pensili del coronamento. La parete laterale sud è invece particolarmente ricca nella decorazione scultorea, soprattutto nella parte alta della navata centrale, con l’alta fascia a intrecci, fregi, fogliami e viticci, ora interrotta, ora ripresa; e poi figure, tra cui quella di uomo-donna stilizzati, capitelli scolpiti, cordonature che coronano le tre belle monofore. Nella parte bassa, ancora capitelli e archetti scolpiti a fogliami, una croce, testine umane, animali e la bella aquila in cornice quadrata sopra un pilastrino, ed altro ancora.
L’interno (3), a tre navate, è diviso in cinque campate da colonne e pilastri alternati, con capitelli scolpiti su cui s’impostano gli archi. Le volte sono a vela, con archi trasversali a sesto acuto sulla navata centrale, a vela sulle navate laterali, a semicatino sull’abside centrale e su quelle laterali.
Nella volta dell’abside centrale vi è un affresco del XIV secolo. Restaurato nel 1992, raffigura i santi Secondo, patrono di Asti (tiene la città in mano) e Girolamo, dottore della Chiesa, in vestito cardinalizio con leone a fianco, identificato talvolta con l’astigiano San Brunone o con il vescovo di Pavia San Siro.
Stupefacente e misteriosa la decorazione interna di capitelli e semicolonne, in parte non finita (appositamente o per caso?). Non si tratta però di gioco di fantasia, ma – come sempre nel mondo romanico – di rappresentazione simbolica. Nel caso sarebbero raffigurati i vizi da combattere (come la lussuria nelle sirene a doppia coda o nelle lepri, l’orgoglio nei cavalli alati o ippogrifi) e le virtù da acquisire (uccelli che beccano il seme della sapienza). 
 
 MONTECHIARO D’ASTI  (Santi Nazario e Celso)
La chiesa sorse tra la fine dell’XI e l´inizio del XII secolo, nell’abitato ora scomparso di Mairano i cui abitanti, fin dall’inizio del XIII secolo, confluirono massicciamente nella villanova di Montechiaro dove fu costruito il nuovo oratorio di S. Bartolomeo. Il titolo della nuova parrocchiale continuò però ad essere quello dei Santi Nazario e Celso e tale rimase fino al 1752. La chiesa originaria dei santi Nazario e Celso dipendeva dall’abbazia benedettina della Torre Rossa di Asti.
Nel 1585, versando in pessimo stato, non vi si celebrava messa che una volta all’anno. Nel 1838 le condizioni continuavano a non essere buone, al punto che nel 1845 il vescovo ordinò che la messa che tradizionalmente si celebrava per la festa del Santo, si dicesse all’aperto. Due anni più tardi l´edificio veniva in parte demolito e riedificato nel 1849.
L´edificio che osserviamo appare così in dimensioni più ridotte di un tempo. Interventi di restauro furono compiuti negli anni 1929/30 e, recentemente, nel 1982 sul campanile, ad opera della Sovrintendenza ai Monumenti. Vari lavori di consolidamento della chiesa e del campanile, di pulitura, di restauro della facciata e dell’abside (ove venne alla luce un dipinto del XIV secolo: la figura appare curiosamente scomposta a riprova dello smontaggio e rimontaggio dei blocchi allora intonacati), furono eseguiti grazie ai fondi del Giubileo e terminati per la festa di San Nazario del 2000.
La chiesa si erge isolata, in zona collinare, a circa 2 km in direzione nord, nord-ovest dal concentrico di Montechiaro d´Asti, visibile da tutta la vallata. La pianta è ad aula rettangolare con abside semicircolare. La facciata è decorata da fasce alternate di mattoni e di pietra arenaria, con un arco sopra il portale, ornato con una fascia a motivi geometrici e floreali, delimitata agli estremi da paraste angolari. 
Il fianco sud, anch’esso con paramento a fasce alterne, termina con una serie di archetti pensili e una cornice a intreccio; l´abside ripete in parte l´andamento della facciata con fregi elegantemente elaborati. La torre campanaria, a base quadrata, è di particolare interesse, non solo per le notevoli dimensioni in rapporto alla chiesa, ma anche e soprattutto per la ricca decorazione formata da motivi a scacchiera, a denti di sega e archetti incrociati. I rilievi a stucco dell’interno, le volte del semicatino, l´arco trionfale impostato su semicolonne e la volta a botte a sesto ribassato dell’aula, appartengono al rifacimento ottocentesco. 
 
 MONTECHIARO  D’ASTI (Santa Maria Assunta - pieve di piesenzana)
La chiesa dello scomparso borgo di Piesenzana è citata come sede di pieve dall’inizio del X secolo. Pare che i beni fondiari che essa possedeva in zona comprendessero – intorno alla metà del XII secolo – le chiese di S. Michele (adiacente a Piesenzana e successivamente scomparsa), di Cunico, di S. Martino di Cunico, di Cortanze e di altri luoghi oggi scomparsi. In seguito al trasferimento degli abitanti dei centri più antichi nella villa nova di Montechiaro (1200), la pieve decadde d’importanza. Sul finire del 1297 il capitolo dei Canonici della Cattedrale di Asti, decise di alienare l’ingente patrimonio fondiario che faceva capo a Piesenzana (Cortanze, Piea, Alboreto). Il titolo di pieve viene trasferito in Santa Caterina a Montechiaro. Ciononostante la chiesa di Santa Maria rimane parrocchiale fino al 1662, quando il vescovo Roero ne decreta la riduzione a cappella campestre, essendo oramai quasi del tutto distrutta. Nella prima metà del XVIII secolo la chiesa venne restaurata, poiché il vescovo Felizzano la troverà, nel 1742, in buone condizioni, anche se vi si celebrava solo saltuariamente. 
Sul principio del secolo successivo venne constatata la fatiscenza dell’edificio per cuinel 1808 – venne riedificato, conservando tuttavia gran parte delle strutture originarie dell’abside. Ancora nel 1838 risultava in condizioni decorose e necessitava solo di alcune riparazioni non sostanziali. Si ritiene che l’attuale edificio dovesse presentare, in origine, un’aula più lunga e non è neppure da escludere l’ipotesi di un primitivo impianto a tre navate. Dell’originaria fase costruttiva, presumibile (stante l’aggettivo “antichissimo” attribuito al coro) e non accertata, rimangono solo l’impianto dell’abside e qualche concio lapideo, inserito nelle murature. 
 
 SETTIME  (San Nicolao)
Citata per la prima volta nel 1259, la chiesa di S. Nicolao appare essere soggetta al patronato dei signori del luogo: prima i Comentina poi, in seguito ad una vendita fatta nel 1317, i Grassella. Prima di questa vendita, gli abitanti del villaggio originario dove la chiesa era sorta, ribellatisi ai Comentina, avevano spostato l’insediamento nel sito dove attualmente sorge. Tra le conseguenze di questo esodo, il lento abbandono della chiesa che nel registro delle chiese astigiane del 1345, compare alle dipendenze della pieve di Cossombrato. Nel secolo successivo la chiesa andò incontro ad una progressiva rovina, nonostante che il conte Battista Roero, succeduto ai precedenti signori, avesse provveduto - in seguito ad una bolla del papa Sisto IV che nel 1481 lo riconfermava nel patronato – a riedificarla e ad aumentarne la dotazione beneficiaria. Ulteriore degrado derivò anche dal suo essere relegata alle funzioni di cappella campestre e cimiteriale, pur permanendo l’originario titolo di chiesa parrocchiale. Nel 1585 vi si celebrava solo una volta l’anno e l’edificio appariva in condizioni precarie. Nel 1838 non si fa più cenno alle condizioni dell’edificio, ma si rileva che nella chiesa non è più custodito quanto necessario per la celebrazione della messa.
La chiesa sorge sulla sommità di un colle, mezzo chilometro a nord-est dell’abitato, nel recinto del cimitero. Ha pianta rettangolare (interno di 8,60 m di lunghezza x 4,10 m di larghezza) e abside semicircolare (raggio interno 1,80 m). La facciata è a capanna, compresa tra due paraste angolari su basamento aggettante e terminanti in un cornicione laterizio. L’abside è delimitata da due larghe lesene, divisa in tre campiture da due sottili semicolonne con capitelli scolpiti, basamento di pietra aggettante, fregio ad archetti pensili in pietra, a tutto sesto, poggianti su mensoline sagomate e scolpite: vi figurano un mascherone umano e una testa di serpente. Centralmente ad ogni campata si apre una monofora con arco a tutto sesto. Si ritiene che la costruzione originaria sia da collocare nel XII secolo, ma un’avvenuta ricostruzione è citata in un documento del 1481.  
Il restauro realizzato per il Giubileo del 2000 ha rilevato sul lato sud la classica porta dei morti con sovrapposta finestrella in pietra e un’altra finestrella romanica. All’interno si è recuperato il livello precedente del pavimento in cotto e rilevato l’arco trionfale del presbiterio, ma soprattutto sono stati scoperti l’affresco absidale che rappresenta una dolcissima Madonna del latte e un altro affresco sulla parete sinistra che rappresenta san Giovanni Battista affiancato da una misteriosa scritta trecentesca (“Sunt ibi serpentes...). Davanti all’altare è stata poi collocata un’architrave, che forse era posta in antico sulla porta d’ingresso, riportante il tema giocoso della danza degli asini. Da notare pure alcune edicolette devozionali nell’abside e, sulla porticina sud, il classico sole celtico.