• Comunità Collinare Val Rilate Caleidoscopio di storia, arte, tradizioni, ospitalità...
  • VAL RILATE TERRA DI CHARMES, è questa la miglior definizione per i luoghi che compongono questo pezzo del Monferrato: un dolce mare di colline, infiniti boschi ricchi di vegetazione e di zone fossilifere,
  • assolati paesini arroccati intorno a castelli medievali che testimoniano le rivalità fra antiche casate, gioielli architettonici del sacro (pievi romaniche, Confraternite, chiese barocche)
  • e del profano (case grotta scavate nel terreno argilloso, cantine “crotin” per conservare vini corposi, antiche botteghe artigiane).
  • Venire in Val Rilate vuol dire riassaporare soprattutto antiche tradizioni, antichi gusti e aromi della cucina monferrina/contadina, riscoprire lo scorrere del tempo delle culture contadine che misero le basi di ciò che siamo.
  • La Presidente - Marisa Varvello Comunità Collinare Val Rilate Caleidoscopio di storia, arte, tradizioni, ospitalità...

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Cossombrato
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Superficie 5,33 km2
Altitudine 305 m 
Abitanti (2000) 496 
Densità 93 abitanti/km2
Frazioni/località: Madonna dell'Olmetto

www.comune.cossombrato.at.it


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CENNI STORICI

Il nome del paese sembrerebbe derivare da curtis Embrandi, divenuto in epoca altomedioevale Corsembrando. Verso la fine del XIII secolo con questo nome si indicavano, comprendendoli, i due villaggi ubicati sul crinale della stessa collina tra il castello dei Pelletta, attuale Cossombrato ed il castello di Villa, detta poi San Secondo.Con le guerre contro Guglielmo VII del Monferrato, gli astesi ne fecero un caposaldo contro il Monferrato. Gli homines di Corsembrando si ribellarono nel 1296 costringendo i loro feudatari a fuggire. Nel 1304 fu distrutto il castello di Cossombrato e la stessa sorte toccò, l'anno seguente, al castello dei Pelletta. Nel 1311 i ribelli si accordarono con i loro feudatari e, ad opera degli homines sorse la Villa nova Sancti Secundi, mentre ai Pelletta venne riconosciuto il diritto di ricostruire il castello, tuttora esistente. Anche Cossombrato entrò a far parte, nel 1387 , dei beni dotali di Valentina Visconti, ma i diritti feudali vennero riconfermati ai Pelletta. Anche quando nel 1613 il paese entrò a far parte dei domini sabaudi, questa famiglia mantenne le prerogative feudali su castello e territorio. Il suo blasone, leone rampante colorato d'azzurro, figura oggi nello stemma comunale.

APPUNTI PER UNA VISITA

Il castello - quello "inferiore" dei due un tempo esistenti - è un vasto edificio costruito ed ampliato a più riprese dai conti Pelletta: ne è derivata una serie di volumi edificati in secoli diversi, una "forma" difficile da cogliere nel suo insieme. La parte più "connotata" è un corpo semicircolare cui è addossata una torre rotonda, che in alcune parti risale al '300. Altre parti sono riferibili al '600 e al '700. Nel 1795 Gerolamo Pelletta lo fece in gran parte abbattere per costruirne uno più sontuoso. Del complesso fanno anche parte un corpo rurale ed una piccola cappella dedicata alla Madonna Addolorata. Dopo essere stato venduto dai Pelletta al cav. Faussone di Germagnano e da questi ai conti Bosco di Ruffino, è passato nel 1978 agli attuali proprietari. Attorno alla costruzione si estende il parco, con svariate essenze legnose assai curate. La chiesa parrocchiale intitolata a S. Stefano, sorse dopo il 1585 quando - in seguito alla separazione di Cossombrato da Villa San Secondo - nacque l'esigenza di disporre di una sede parrocchiale. Venne abbattuta la chiesetta di S. Martino e il materiale recuperato servì per la costruzione della nuova chiesa. Originariamente ad una navata, era priva di campanile ed aveva attorno il cimitero. Miglioramenti vi furono apportati nel '700 e nell'800, mentre veniva ricostruito altrove il cimitero. Gli ultimi miglioramenti sono recenti, risalendo infatti alla seconda metà del XX secolo. La Madonna dell'Olmetto è di origine assai antica, co- me attesta la prima citazione che la riguarda, del 1190. Nel 1505 i Pelletta, proprietari del castello, concordano il giuspatronato sulla chiesa e verso la fine del 1500 uno di essi, il conte Gerolamo, provvede alla sua ricostruzione. La chiesetta di S. Rocco, esistente dopo il '600, fu ricostruita su disegno dell'architetto Gallo nel 1796, forse come voto per scongiurare l'epidemia di afta epizootica.